Congresso 24 gennaio 2020 Il burn-out

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A darmi l’input ad organizzare questo incontro, è stata in primis la lettura di alcune righe del libro di Momcilo Jancovic “Ne vale sempre la pena” e che recitano:
“Quando cominci la professione ti insegnano a non farti coinvolgere oltre una certa misura, altrimenti corri il rischio del burn-out, di bruciarti psicologicamente di fronte alle sofferenze altrui … Tu non stacchi mai, e non solo perché sei a disposizione, e rispondi a tutti sempre e comunque, sapendo che una parola amica fa miracoli, per chi ha dei dubbi sulla vita del figlio, ma perché una parte di te continua a pensare a quello che perdono i tuoi piccoli pazienti e a quello che forse puoi fare meglio per loro.”

Una lettura che mi riporta indietro nel tempo, ad oltre venti anni fa, momenti nefasti della vita di padre e genitore, momenti che mi hanno segnato nel corso della vita, nel bene e nel male, e il cui sol pensiero mi spinge a continuare ad essere sempre presente per dare, nella modestia assoluta, un piccolo aiuto agli altri, aiutare soprattutto a chi, con te, condivide, affrontandoli, momenti “pesanti” della quotidianità.

Altre considerazioni che hanno contribuito alla realizzazione del congresso sono state sia il senso profondo che l’OMS ha dato al burn-out il 30 maggio scorso, definendolo “una sindrome concettualizzata come risultato da uno stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo”, che  le sollecitazioni di Giada Cucciniello.

Il congresso vede la partecipazione del CSV di Pescara.

Massimo Parenti
Gennaio 2020

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